Giovedi’ 15 aprile |segui le donne

segui le donne 15 aprile 2010

Giovedì 15 aprile, ore 18.30

Libreria Terra Santavia Gherardini 6, Milano

SEGUI LE DONNE:
da Beirut alla Palestina pedalando per la pace che prende spunto dall’omonimo libro di Cecilia Gentile recentemente pubblicato da Ediciclo Editore (2009).

 Parteciperanno:

– Cecilia Gentile, giornalista di La Repubblica, autrice e guida dell’associazione cicloambientalista Ruotalibera-Fiab

– Anna Jannello, giornalista di Panorama

Prendete 250 donne da tanti angoli del mondo e mettetele in sella a una bicicletta. Finiranno per pedalare su e giù per il Medio Oriente, incrociando volti, storie e situazioni di conflitto per lanciare un messaggio di pace. Non è l’ipotetico soggetto di un film un po’ surreale, ma una storia vera raccontata da Cecilia Gentile nel suo Segui le donne. Da Beirut alla Palestina pedalando per la pace (Ediciclo Editore, 2009).


La Gentile, redattrice del quotidiano La Repubblica, è un’appassionata di bicicletta. È stato naturale per lei, quindi, raccontare l’esperienza di Follow the Women, un progetto che oggi si è trasformato in una vera e propria organizzazione internazionale di donne per la pace. L’idea è venuta a una cinquantenne inglese, Detta Regan: le donne sono più capaci degli uomini di intavolare il dialogo, di moderare i conflitti, mentre la bicicletta è un mezzo semplice, quasi umile, che garantisce una grande libertà. Allora, perché non montare su questo mezzo non violento e portare in giro per la Terra Santa segnata dallo scontro la testimonianza pacifica delle donne?

Dialogando con Anna Jannello, Cecilia Gentile ci accompagna proprio lungo questa esperienza: una grande carovana “al femminile”, che marcia dal Libano ai Territori palestinesi con le mani sul manubrio. Un viaggio che è fatto di paesaggi affascinanti, della fatica del cammino, della tensione palpabile nelle zone militarizzate, ma soprattutto degli incontri ordinari tra le persone. Segui le donne è il racconto della costruzione della pace a colpi di pedale. Una pace che, prima di essere diplomatica e militare, è umana e popolare. Il che, come le 250 donne scoprono, è tutt’altro che semplice. Ma allo stesso tempo assolutamente necessario.

 

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