Erlend Loe, scrittore e ciclista miltante

ERLEND LOE

al Ragnarock Nordic Festival 2008 parla del suo romanzo:

"TUTTO SULLA FINLANDIA"

con Alessandro Beretta (Corriere della sera) Giovedì 26 giugno, ore 18.30 – Palazzina Liberty (Largo Marinai d’Italia, 1 – Milano)
e incontra i lettori

Mercoledì 25 giugno, ore 18.30
, Libreria Archivi del ’900
(Via Montevideo, 9 – Milano)

 

Erlend Loe (Trondheim, 1969)
è un giovane scrittore norvegese tra i
più originali e amati in Scandinavia, diventato un vero fenomeno dopo
la pubblicazione di Naif.Super (Iperborea, 2002), libro di culto per
giovani e meno giovani, tradotto in venti lingue. Autore di libri per
bambini, appassionato di cinema e sceneggiatore, vive e lavora a
Oslo. Di Loe Iperborea ha pubblicato anche Doppler. Vita con l’alce
(2007).

ERLEND LOE E LA
BICICLETTA

L’edizione 2008 di Ragnarock, che promuove la cultura nordica
in tutte
le sue forme, è dedicata alla mobilità sostenibile, per pensare una
città più a misura di bicicletta. In linea con questo tema, Erlend
Loe, ciclista “militante”, ci parlerà del suo rapporto con la bici,
presenza costante nella sua vita e nelle sue opere. In Doppler. Vita
con l’alce, egli affida al suo protagonista, curioso ribelle del nuovo
millennio che vive in un bosco suburbano e pratica il baratto, un vero
e proprio manifesto per la «minoranza silenziosa» e oppressa dei
ciclisti:

 «Sono un ciclista. Forse sono soprattutto un ciclista. Non c’è stato
 delle strade che possa fermarmi. D’inverno uso le gomme chiodate. Il
 casco. Guanti da bici. Pantaloni e giacche modificati
 apposta. Computer da bici. Luci. Faccio quattromila chilometri in
 bicicletta all’anno.  E non ci penso due volte a rompere i
 tergicristalli delle macchine che si comportano male. Do una botta
 sul cofano. Picchio sul finestrino. Grido fino a farmi venire la voce
 roca e non mi spavento quando gli automobilisti si fermano per
 prendersela con me. Litigo fino allo sfinimento, difendendo a spada
 tratta i miei diritti di ciclista. E vado a razzo. Molto più a razzo
 delle automobili. […] Un ciclista è costretto a diventare un
 fuorilegge. È costretto a vivere fuori dalla società e in rotta con
 il sistema stabilito di viabilità che sempre più incoraggia
 esclusivamente la circolazione motorizzata, anche per le persone di
 sana costituzione. I ciclisti sono degli oppressi. Siamo una
 minoranza silenziosa, i nostri territori di caccia sono sempre più
 ristretti e siamo forzati a comportamenti che non ci si addicono, non
 possiamo parlare la nostra lingua, ci obbligano alla
 clandestinità. Ma state in guardia, perché l’ingiustizia è talmente
 palese che nessuno deve stupirsi se accumuliamo rabbia e
 aggressività, e un bel giorno, quando i non-ciclisti saranno così
 grassi da riuscire a stento a rotolare dentro e fuori dalle loro
 auto, noi ciclisti ci prenderemo la nostra rivincita con ogni mezzo».

(Doppler.Vita con l’alce)

 

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